SUI SENTIERI DELLA REDOSOLA

CALENDARIO AMICI DEL CUORE 2017

COPERTINA

PIEVE DI CADORE

Il calendario degli Amici del Cuore per dire basta al bullismo.

Da sempre, quando si vuole far ricordare per un anno intero una cosa, una persona, un evento importante, si fa un calendario, un mezzo di comunicazione lungo 12 mesi. Per rammentare quanto sia importante un corretto rapporto tra  giovani nel 2017, l’Associazione Amici del Cuore del Cadore e di Ampezzo quest’anno ha deciso di dedicare loro l’ormai famoso calendario del sodalizio, più grande del solito, coniando il motto “La Scuola vince il bullismo...con il Cuore”. Una ottima iniziativa, che ha trovato una ottima accoglienza in tutti gli ambienti e gli istituti scolastici dov’è stato diffuso. I 7 fogli di cartoncino di grande formato: copertina più un foglio per ogni bimestre, sono contraddistinti da un frase dedicata. Così i mesi di gennaio e febbraio dicono che “Il rispetto verso gli altri elimina il bullismo”; marzo e aprile spiegano che “L’amicizia  vince la prepotenza”; maggio e giugno affermno che “Manifestare i messaggi positivi aiuta a debellare il razzismo”; per luglio e agosto, mesi di frequenti contatti anche nuovi, affronta la timidezza affermando che è necessario “Coinvolgere tutti per vincere la timidezza”; con settembre e ottobre- ripresa della scuola- invita tutti ad unirsi  “Insieme contro il Cyberbullismo”; infine a novembre e dicembre è necessario “Aiutarsi e vicenda per aumentare l’autostima” e costruire una scuola felice e sgombra da prepotenti ed esibizionisti. Colorato e simptico, questo calendario si presta anche ad essere conservato e, una volta scaduto, messo <sotto vetro> per essere appeso ad una parete della cameretta dei ragazzi. Per poterlo avere è molto semplice: rivolgersi agli Amici del Cuore che rispondono l cellulare n° 3405560347(Natale Dal Cin) oppure  a Giovanni Boni a Caralte di Perarolo.

ANCHE NEL 2017 IL CAMPANOTO A NEBBIU' E TAI DI CADORE

GENNAIO FEBBRAIO

 Anche questo inverno a Nebbiu' e Tai di Cadore la tradizione e del >Campanoto< nelle serate dell'Avvento, in attesa della nascita di Gesù, grazie a Mario Rossi, Giovanni Costella e Ugo Del Favero, è stata rispettata. Mai come quest'anno i rintocchi del Campanot si sentono anche lontano. E questo grazie a Mario che è molto forte. A Nebbiù dove attorno a Mario e Giovanni si è formato un gruppo di ragazzi che si sono appassionati e non hanno perso un colpo. Nonostante le serate fredde e buie, anche aiutandosi con le torce, si sono arrampicati sulla cella campanaria del campanile di Nebbiù e seguendo il ritmo delle campane secondo le istruzoni degli adulti, hanno suonato, come hanno fatto i loro avi che su quel campanile salivano alla luce fioca di una candela, e hanno lanciato i rintocchi delle loro campane nell'aria di tutta la vallata.

Nella foto sono ritratti solo quelli che hanno suonato il 24 dicembre, vigilia di Natale del 2016: in alto Giovanni, Alessio e Nicola Bianchi; sotto Diego e Ettore. Del gruppo fanno parte anche Mario, Tomas, Nicola Coletti, Edoardo e Mattia. A tutti il paese di Nebbiù rivolge un affettuoso GRAZIE!!! con la speranza di risentirli in dicembre.

TRADIZIONI NATALIZIE CADORINE DA SAN NICOLO' ALLA BELA STELA

MARZO APRILE

Sono arrivate, anche quest’anno, le Festività natalizie. Il segnale dell’inizo di questo periodo   viene dato dal “Campanot” che risuona in ogni paese all’imbrunire e che termina la vigilia di Natale. E’ un periodo che questa volta  potrebbe essere determinante per il futuro dei nostri paesi, perché se è vero che ci sono molte ombre nell’economia delle nostre vallate, è altrettanto vero che ci sono anche molti elementi che ispirano fiducia e che potrebbero portare a soluzione una parte consistente dei problemi economici e sociali attuali, particolarmente per i giovani. Guardiamo quante opportunità  il Cadore e l’ampezzano offrono con il turismo: viviamo in un territorio tra i più belli e conosciuti del mondo, dove milioni di persone arrivano per godere di ciò che noi gustiamo ogni giorno. Non solo: le nostre vallate sono ricchissime di opere d’arte, di tradizioni, di cultura, con una cucina tipica molto gradita perché basata su piatti semplici ma dal forte sapore, il tutto condito con la presenza di  persone affabili, che sanno anche sorridere.  L’ambiente, nel periodo natalizio, con la neve, rappresenta un’autentica fonte di ricchezza, basta usufruirne e proporla a chi non la conosce, migliorare le strutture esistenti, e mettendole a disposizione dei turisti. Cortina, San Vito, Selva, Auronzo, Misurina, Casera Razzo, Sappada, sono ormai centri invernali molto richiesti nei quali durante le festività arrivano migliaia di ospiti che non si accontentano più degli impianti di risalita, ma esigono anche altri servizi  come negozi tradizionali,  centri commerciali, ristoranti e pizzerie, musei e  centri d’arte, locali di spettacolo, e..  poter vivere  le tradizioni ed i costumi Cadorini e Ladini che cercheremo di raccontare, anche se molti sono stati assorbiti dagli stili di vita attuali. Ogni vallata cadorina, nel periodo natalizio ha tradizioni differenti, a incominciare dall'arrivo di San Nicolò. Un santo che grazie alla tradizione nordica che ancora è ben conservata dalle famiglie dolomitiche, ha una doppia valenza: consegnare ai bambini in  forma anonima alcuni regali che serviranno anche durante il freddo inverno e rinverdire una tradizione che ha sempre affrattellato tutti gli abitanti delle Dolomiti, rendendoli più forti nella difesa dagli <spiriti del male> in arrivo nelle notti più lunghe dell'anno. Nel Cadore centrale intere generazioni di bambine e giovinette hanno dato per secoli  l’annuncio del Natale portando nelle strade “l bel Banbin” e  cantando la storia de “Le Pastorelle che portano un regalo a Gesù appena nato”: >Dove vasto tanto in fretta, cara amica pastorella, asto forse in quel cestello un regaletto a darmi a me?>.  Molto differente l’attesa, invece in Comelico, dove  alla vigilia di Natale per antica costumanza, si cucina e si mangia il baccalà condito con molto aglio. Fino a pochi anni fa, dopo il tramonto le osterie venivano chiuse perché ognuno doveva passare la serata in casa nell'intimità della famiglia. Ancora oggi segue  la messa di mezzanotte, allietata da vecchi inni e nenie. La messa offre anche la possibilità di scambiare i saluti con gli emigranti tornati nei paesi. La notte santa passa  lenta per i più piccoli che attendono ansiosi il mattino quando corrono al larìn e ora all’albero, a prendere ciò che Gesù Bambino oppure Babbo Natale ha portato loro.  Nelle famiglie tradizionali non sono regali costosi, ma arachidi, mandarini, noci, nocciole, fichi secchi e.. anche  carbone  per i più irrequieti. Il giorno di Natale si passa  in casa nella più perfetta unione e non si esce  neppure per fare gli auguri ai parenti. E’ la festa della famiglia per eccellenza. Il giorno successivo, a Santo Stefano, un coro formato da soli uomini passa di casa in casa cantando il Verbum Carum. Nella Valle del Boite, invece, il Verbum Carum da tempo si canta alla  vigilia dell’Epifania, facendo festa tutta la notte. Nell'abitazione degli sposi novelli, fino agli anni 1960, il coro  intonava l'inno paesano “l Bél Banbin”.

L’ultimo giorno dell’anno, all’imbrunire  ancora oggi  tutti si trovano in chiesa a cantare il Te Deum di ringraziamento per l'anno trascorso. Poichè la festa del Capodanno non è mi stata festeggiata fino al secondo dopoguerra, al ritorno dal Te Deum in ogni casa si festeggiava con la tradizionale mangiata delle frittelle annaffiate, dove si poteva, da vino rosso. Il primo giorno dell'anno in tutte le vallate era ed è ancora dei bambini: gruppi di 3-4 passano per le case pronunciando il più velocemente possibile il vecchio detto: “bondì, bón an, la bonamàn a mi (buongiorno, buon anno, una mancia a me) riuscendo ad ottenere un piccolo dono solamente se avevano pronunciato la frase prima di chi apriva loro la porta. La festa dell’Epifania ha  da sempre due modi differenti. Mentre in Comelico, anche se sono romasti in pochi legati alla tradizione, alla Vigilia la serata era molto sentita: gli uomini prelevavano dalle soffitte la famosa pietra bianca - un semplice sasso rotondo-, la immergevano in un recipiente di rame pieno d'acqua Santa e la lanciavano oltre il tetto della propria casa allo scopo di tenere lontani gli spiriti maligni. Le donne, in genere le più anziane, benedivano le stanze con aspersioni di acqua benedetta fatta poi bere a tutti i componenti la famiglia. Alla fine della cerimonia i bambini mettono la calza sul larìn per ricevere i doni dalla Befana. Nel resto del Cadore, invece, in ogni paese c’erano i cortei della Bela Stela riservato agli uomini, che giravano nelle famiglie cantando l’inno tradizionale differente paese da paese. E' un canto di questua che ha tradizioni antichissime. Oggi, si è attualizzato e viene organizzato da volontari per raccogliere contributi per i bisognosi. Nel paese di Nebbiù circa 50 anni fa, l’organizzazione  della Bela Stela è passata in mano ai giovani, mentre l’Associazione Pro Nebbiù, richiamandosi ad una tradizione che si perde nella notte dei tempi, riprese il rito del falò, che oggi è diventato “Brusa la Redosola”.  Il rito del falò piacque e molti paesi oggi lo ripetono sempre alla vigilia dell’Epifania. Come corollario delle Feste, negli ultimi anni è tornato di moda il Presepe,  ad iniziare da quello animato di Laggio. Oggi anche nelle famiglie, oltre che nelle chiese la raffigurazione della nascita di Gesù Bambino è tornata di moda anche nelle case dove le possibilità economiche non sono floride. Il Presepe è diventato artistico ed anche motivo di richiamo turistico, come quella di  Babbo Natale, che a Pieve di Cadore ha la sua casa. Quì è possibile scrivergli le letterine, qui è possibile incontrarlo quando rientra a casa dopo aver consegnato i giocattoli ai bambini di tutto il mondo. Babbo Natale ha la sua casa nel parco del Roccolo di Sant’Alipio, a poche centinaia di metri dal centro del paese,  dove in mezzo ad un bosco di faggi secolari il grande vecchio vive ed accoglie i bambini che lo vogliono andare a trovare. E’ dal 1963 che Babbo Natale ha scelto Pieve di Cadore. Da allora risponde alle migliaia di lettere scritte dai bambini ed alle scuole che gli scrivono. Molte lettere arrivano anche dall’estero, specialmente dai paesi dove ci sono cadorini che lavorano. Le risposte alle lettere partono però da Pieve subito dopo Natale perché il grande Babbo le scrive lui personalmente, facendosi aiutare solo da qualche gnomo del bosco e da qualche misteriosa segretaria   La Casetta nella quale vive è di legno, come le baite di montagna, è posta sopra una piccolo colle ed attorno vivono molti animali: dai caprioli, ai cervi, alle volpi, agli scoiattoli e a tanti uccelli. La presenza del personaggio ha fatto si che anche il turismo ne traesse beneficio, perché sono molte le famiglie che incuriosite dalla possibilità d’incontrarlo, lo vengono a trovare a Pieve, partendo anche da lontano. Nei giorni che precedono il Natale  la casetta  è chiusa perché Babbo Natale sta  preparando i giocattoli sulla sua slitta ed allenando le sue renne per il grande viaggio della notte Santa.

 

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