NATALE 2021

NATALE IN FRIULI

DOLOMITI FRIULANE POFFABRO

l Natale è forse una delle feste più amate dell’anno. Oltre al significato cristiano, a contribuire al suo fascino ci sono anche le tradizioni, più o meno antiche, che costellano il mese di dicembre.

Alcune di queste sono state dimenticate con il passare del tempo, altre invece sono sopravvissute fino ai giorni nostri, conservando le tracce delle memorie del passato. Anche il Friuli è ricco di storie e leggende natalizie, che si traducono in appuntamenti attesi ogni anno. Dalla Carnia a Cividale, fino ad Aquileia, sono numerose le ricorrenze tradizionali di questo dicembre. Si parte dalla notte tra il 5 e il 6 dicembre, giorno in cui si festeggia San Nicolò, o San Nicola, vescovo di Myra. La tradizione, ancora viva nelle zone montuose delle Alpi (Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli-Venezia Giulia), vuole che il santo, a piedi o su un carro, porti piccoli doni o dolciumi agli abitanti dei paesi, e in particolare ai bambini.

Ma questa figura, che tradizionalmente si mostra con una folta barba bianca, è legata alle presenze mostruose dei Krampus, esseri demoniaci con fattezze animalesche. Una maschera di legno con lunghe corna, pelli, zoccoli di caprone e campanacci.

Sono queste le principali caratteristiche dei Krampus, che ancora oggi in numerosi paesi della Carnia spaventano non solo i bambini “cattivi”, ma tutti coloro che partecipano a questa festa folklorica. Si dice che questa usanza risalga addirittura al periodo precristiano, e risulta essere attestata almeno dal VI-VII secolo d.C.

L’origine sembra ancora avvolta nel mistero, anche se sono stati riconosciuti dei legami con il solstizio d’inverno.

D’altronde è lo stesso giorno di Natale ad avere delle ascendenze pagane. Prima della natività di Cristo, infatti, c’è memoria di numerosi riti legati alla tradizione popolare e contadina. È al 25 dicembre che risale nel calendario romano il Dies Natalis Solis Invicti, la festa dedicata alla nascita del Sole, identificato con il dio Mitra.

Questa ricorrenza, istituita soltanto a partire dal III secolo d.C., non solo si collegava al solstizio invernale, una ricorrenza da sempre ricca di significati, ma si sposava perfettamente ad un immaginario cristologico incentrato sul sole.

E al culto atavico del Dio-Sole sembra ricollegarsi anche un’altra tradizione friulana, quella del ceppo natalizio (in dialetto zoc di Nàdal o Nadalin).

Si tratta di un rito interamente familiare, che si svolge attorno al focolare domestico (fogolâr) con l’accensione del ceppo natalizio, tradizionalmente di faggio, quercia o gelso. Il nadalin viene acceso prima della messa della vigilia dal membro della famiglia più giovane, mentre è quello più anziano che custodirà il focolare fino all’Epifania. Se il fuoco rimane acceso, allora l’anno venturo sarà fortunato.

Fa invece parte del rito aquileiese la Novena di Natale, che inizia nove giorni prima di Natale con il canto del Missus, tratto dal brano evangelico dell’Annunciazione.

Si arriva così all’Epifania, che in Friuli si manifesta soprattutto con l’accensione del Pignarûl, uno dei riti più antichi del Friuli.

I falò propiziatori di inizio anno ricorrono in molte culture e tradizioni e hanno origini antichissime.

Sembra infatti che il Pignarûl affondi le proprie radici in un’epoca precristiana, risalendo all’adorazione di Beleno (o Belanu), divinità proto-celtica della luce. Adorata in seguito anche dai Celti, questa divinità esercitava la propria influenza sul sole e di conseguenza sull’agricoltura e sulle attività umane ad essa collegate. Per questo riti analoghi si ritrovano soprattutto nelle zone rurali, da sempre strettamente connesse ai cicli naturali.

Così la morte annuale di Beleno era ricordata con antichi riti precristiani in cui si ritrova spesso la presenza di alberi sempreverdi, a simboleggiare la vita che continua in attesa della rinascita della luce.

Ancora oggi la fiamma del Pignarûl esprime speranza per il futuro.

Ad essere bruciato è infatti ciò che è vecchio e passato, mentre la direzione del fumo o delle faville è un prezioso presagio per il futuro.

Incentrato sul fuoco è anche il suggestivo rito delle cidulis, ancora oggi diffuso in diversi paesi della Carnia e di probabile ascendenza celtica. L’usanza vuole che i ragazzi del paese, dopo aver acceso un falò, lancino delle rotelle di legno (cidulis) alle quali viene dato fuoco.

Dicembre è quindi un mese ricco di suggestioni antiche, legate ad un’oscurità che raggiunge il suo culmine per poi lasciare di nuovo spazio alla luce.

Così, grazie a fuochi, doni e luci, anche gli uomini del XXI secolo affrontano il buio e il freddo dell’inverno. 

 

 Scritto da Sara Venchiarutti

I CADORINI E TUTTI GLI AMANTI DELLE DOLOMITI INVIANO A TUTTI I LORO AMICI SPARSI NEL MONDO I MIGLIORI AUGURI DI BUONE FESTE NELLA FOTO BAMBINI IN VISITA A BABBO NATALE

L'AVVENTO DEL NATALE

Sono arrivate, anche quest’anno, le Festività natalizie. Un periodo che quest’anno potrebbe essere determinante per il futuro dei nostri paesi, perché se è vero che ci sono molte ombre nell’economia delle nostre vallate, è altrettanto vero che ci sono anche molti elementi che ispirano fiducia e che potrebbero portare a soluzione una parte consistente dei problemi economici e sociali attuali, particolarmente per i giovani. Inoltre tutti ci auguriamo che i problemi del Covid 19 siano ormai alle spalle e si possa pensare con fiducia al futuro. Senza dimenticare che in febbraio, cioè tra un mese, a Cortina si disputeranno i Campionati del Mondo di sci alpino. Guardiamo, invece, quante opportunità il Cadore e l’ampezzano offrono con il turismo: viviamo in un territorio tra i più belli e conosciuti del mondo, dove milioni di persone arrivano per godere di ciò che noi gustiamo ogni giorno. Non solo: le nostre vallate sono ricchissime di opere d’arte, di tradizioni, di cultura, con una cucina tipica molto gradita perché basata su piatti semplici ma dal forte sapore, il tutto condito con la presenza di persone affabili, che sanno anche sorridere. L’ambiente, nel periodo natalizio, con la neve, rappresenta un’autentica fonte di ricchezza, basta usufruirne e proporla a chi non la conosce, migliorare le strutture esistenti, e mettendole a disposizione dei turisti. Cortina, San Vito, Selva, Auronzo, Misurina, Casera Razzo, Sappada, sono ormai centri sciistici molto richiesti nei quali durante le festività arrivano migliaia di ospiti che non si accontentano più degli impianti di risalita, ma esigono anche altri servizi come negozi tradizionali, centri commerciali, ristoranti e pizzerie, musei e centri d’arte, locali di spettacolo, e.. poter vivere  le tradizioni e i costumi Cadorini e Ladini che cercheremo di raccontare, anche se molti sono stati assorbiti dagli stili di vita attuali. Ogni vallata cadorina, nel periodo natalizio ha tradizioni differenti, per questo è importante poter osservare dal vivo le nostre tradizioni ed i nostri costumi, come i tanti presepi, ad iniziare da quello animato di Laggio e da quelli che da sempre vengono realizzati all’esterno delle case dalle famiglie e dalle aziende commerciali a Pieve e negli altri paesi. Molte di queste usanze sono comunque condizionate dalla neve, una coltre bianca che in questi anni nei paesi a valle non sempre cade copiosa.VITTORE DORO

 

 

 

 

Una delle tradizioni che nei primi giorni di dicembre, nelle famiglie con bambini riscuote più successo, è l'arrivo di San Nicolò. Un santo che grazie alla tradizione nordica che ancora è ben conservata dalle famiglie dolomitiche, ha una doppia valenza: consegnare ai bambini in  forma anonima alcuni regali che serviranno anche durante il freddo inverno e rinverdire una tradizione che ha sempre affrattellato tutti gli abitanti delle Dolomiti, rendendoli più forti nella difesa dagli <spiriti del male> in arrivo nelle notti più lunghe dell'anno. C'è, poi, Babbo Natale, che a Pieve di Cadore ha la sua casa. Quì è possibile scrivergli le letterine ed è possibile incontrarlo quando rientra a casa dopo aver consegnato i giocattoli ai bambini di tutto il mondo. Babbo Natale ha la sua casa nel parco del Roccolo di Sant’Alipio, a poche centinaia di metri dal centro del paese, dove in mezzo ad un bosco di faggi secolari il grande vecchio vive e accoglie i bambini che lo vogliono andare a trovare. E’ dal 1963 che Babbo Natale ha scelto Pieve di Cadore. Da allora risponde alle migliaia di lettere scritte dai bambini ed alle scuole che gli scrivono. Molte lettere arrivano anche dall’estero, specialmente dai paesi dove ci sono cadorini che lavorano. Le risposte alle lettere partono però da Pieve subito dopo Natale perché il grande Babbo le scrive lui personalmente, facendosi aiutare solo da qualche gnometto del bosco. La Casetta nella quale vive è di legno, come le baite di montagna, è posta sopra una piccolo colle ed attorno vivono molti animali: dai caprioli ed ai cervi, alle volpi, agli scoiattoli ed a tanti uccelli. La presenza del personaggio ha fatto si che anche il turismo ne traesse beneficio, perché sono molte le famiglie che incuriosite dalla possibilità d’incontrarlo, lo vengono a trovare a Pieve, partendo anche da lontano. Nel mese di novembre che precede il natale la casetta è chiusa perché Babbo Natale sta preparando i giocattoli sulla sua slitta ed allenando le sue renne per il grande viaggio della notte Santa. Sarà a disposizione dei bambini già dal 6 dicembre e nel ponte dell’Immacolata, giorno stabilito per accendere le luci in tutto il Cadore. E’ insieme a lui che noi rivolgiamo a tutti i lettori de Il Cadore tanti auguri per un Felice Natale ed un Fantastico Anno Nuovo. VITTORE DORO

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